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Relazione presente nel Laboratorio:

Modera: Anna Belpiede Partecipano: Kassida Kairallah, Marcella Bulcu, Faiza Mahri, Jenny Fang, Lirjeta Mamaj

Tavola rotonda

Anna Belpiede, sociologa, formatrice, Associazione Almaterra, Torino; Kassida Kairallah, mediatrice culturale, Associazione Almaterra, Torino; Marcella Bulcu, mediatrice culturale, San Camillo, Roma; Faiza Mahri, mediatrice culturale, Centro per le Famiglie, Comune di Reggio Emilia; Jenny Fang, mediatrice culturale, Azienda USL 10 Firenze, docente Università di Bologna; Lirjeta Mamaj, sociologa, mediatrice culturale, Prato.


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Cultura, percorso migratorio, salute Marcela Bulcu Immigrati vengono dai paesi vicini o lontani, appartengono a culture poco o molto diverse dalla cultura del paese di destinazione e l’ immigrazione da loro praticata e l’effetto delle cause che gli hanno spinto a lasciare la propria terra Si fermano per sempre, per poco o per tanto. A volte la famiglia li raggiunge, ma a volte no… La mente e il loro corpo subisce cambiamenti, che possono essere assorbiti, tollerati ma anche rifiutati… In quest’ultimo caso piccoli segnali avvertono le modifiche della salute…ma i ritmi frenetici i pensieri per la famiglia rimasta nel paese di origine, la stanchezza, la mancanza di tempo, le condizioni di vita e di lavoro precario, offuscano la mente e i segnali non vengono considerati. Il tempo passa e prima o poi dovrà essere affrontato anche il linguaggio del proprio corpo. Come, quando e perché? Il Dipartimento “Day Hospital Legge 194/78 sull’interruzione volontaria di gravidanza” dell’Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini di Roma racconta l’ esperienza con le donne straniere…Più di 100 assistite ogni mese in questo reparto…in possesso o senza un regolare permesso di soggiorno. Vengono da tutte le parti del mondo e s’incontrano qui con lo stesso problema, una gravidanza non programmata, molte volte non desiderata. Situazioni delicate da trattare con tanta attenzione dai medici, infermieri e mediatori culturali. Per offrire a loro un ottimo servizio bisogna sapere qualcosa anche della loro cultura, del loro percorso migratorio. Per quanta pazienza e attenzione possa avere un medico non può dedicare più tempo all’aspetto culturale che a quello scientifico…E allora si propongono servizi di appoggio, come il servizio di mediazione culturale ormai sempre più presente nelle strutture sanitarie italiane. Se si considerano le modalità di arrivo e le condizioni di inserimento delle donne immigrate in Italia, si possono notare alcuni tratti caratteristici che differenziano la popolazione femminile da quella maschile. Che spinge una donna ad emigrare? Ci sono alcuni motivi in comune con gli uomini, come ad esempio difficoltà economiche, ragioni politiche o anche spinte e motivazioni culturali; altri, invece, sono specifiche delle donne: la condizione di divorziate, il ricongiungimento familiare, il matrimonio. I legami familiari generalmente sono al centro del progetto migratorio delle donne. Legami con il nucleo di origine, che si mobilita per organizzare e sostenere la migrazione delle donne come compimento di un progetto familiare di sussistenza, o anche legami che si vogliono riallacciare, attraverso il ricongiungimento con il marito. Infatti tra 56 mila nuovi permessi per ricongiungimento familiare concessi nel 1999 il 73% ha riguardato le donne. Arrivate in Italia trovano il marito stanco di una vita di fatica, un marito per il quale esisteva soltanto il lavoro, un tavolo per mangiare e un letto per dormire. Nel primo momento non capiscono molto, l’unica cosa ben definita è che devono assolutamente lavorare per mantenere i figli rimasti nel proprio paese. Con sforzi non indifferenti trovano una sistemazione, se così si può chiamare, tante ore di lavoro per uno stipendio molto basso per l’Italia, ma valutato meglio nel paese di origine. Uno dei pochi posti dove le donne immigrate si incontrano, in qualsiasi paese è l’ospedale, in particolare il reparto che si occupa della tutela e della salute della donna e del bambino. Qui vengono accolte, curate, ascoltate e informate. Ognuno fa la sua parte, i medici si occupano esclusivamente della parte scentifica, le infermiere assecondano i loro superiori, le assistenti sociali si occupano dei casi particolari, donne che partoriscono e non hanno una casa, famiglie che hanno perso il lavoro e si trovano per strada con un neonato e così via. Poi in alcuni ospedali c’è anche il mediatore culturale, una nuova figura professionale che aiuta gli immigrati a inserirsi nella società che li ospita e che opera a diversi livelli al fine di migliorare il loro accoglimento nella società. E’ il caso dell’Ospedale San Camillo di Roma che da tre anni, presso il Day Hospital - legge 194/1978 per la tutela sociale della maternità è l’interruzione volontaria della gravidanza, opera a favore delle donne anche con un servizio di “Mediazione linguistico-culturale in favore delle donne immigrate extracomunitarie per la prevenzione dell’interruzione volontaria della gravidanza (IVG) e tutela della Maternità”. Le donne immigrate in Italia sono generalmente giovani (più del 65% di età compresa tra i 19 e 40 anni) e quindi in età riproduttiva. La loro provenienza è molto varia, in prevalenza da Paesi ad economia meno avanzata: 27% dall’Europa dell’Est, 20% dall’Asia, 19% dall’Africa e 13% dall’America Latina. Accessi in DH legge 194/78 Ospedale San Camillo Forlanini, Roma Anno Donne italiane Donne straniere Totale 2002 1787 1712 3499 2003 1486 1553 3049 2004 1480 1797 3277 2005 1492 1666 3158 La maggior parte delle pazienti straniere che usufruiscono del servizio sopraindicato sono romene. La presenza delle cittadine romene in questo Reparto è determinata dall’aumento di immigrati romeni sul territorio italiano, dovuto al fatto che soltanto dal 1 gennaio 2002 per loro non serve più il visto per entrare negli stati membri dell’accordo di Schengen e quindi con più facilità lasciano il proprio paese per trovare una sistemazione di solito provvisoria in altri paesi dell’Europa. Oltre all’assistenza sanitaria per l’interruzione volontaria di gravidanza, qui le donne hanno la possibilità di parlare soprattutto degli aspetti legati alla maternità, di essere informate e fare le scelte riguardo i metodi contraccettivi e il funzionamento del sistema sanitario nazionale. In queste circostanze escono allo scoperto i loro problemi. Le donne immigrate, impiegano tutto il loro tempo per lavorare, non hanno spazio ed energia da dedicare a un aspetto importante della vita, forse il più importante, la salute. Vanno avanti senza pensare, augurandosi che tutto vada bene, sempre. Non sanno come funziona il sistema sanitario del paese che li ospita, non hanno tempo per informarsi, non le si permette di assentarsi dal lavoro per fare le visite mediche. Quando arrivano al Day Hospital - legge 194/1978 si disperano perché devono mancare dal lavoro circa quattro mattine per fare tutto ciò che serve per poter affrontare un’interruzione volontaria di gravidanza. Poi si scopre che le donne romene, in particolare, non conoscono i metodi contraccettivi. Anche questa volta non è difficile capire perché. In Romania i metodi contraccettivi erano praticamente inesistenti per tutta la durata della dittatura, l’interruzione volontaria di gravidanza ormai era diventata l’unica via di uscita per chi non poteva permettersi di avere un figlio e anche essa era impedita dalla legge in alcuni periodi. Sino al 1957 l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) era proibita, tranne i casi terapeutici. Con il decreto n. 463/1957 l’IVG è stata legalizzata, nel senso che si poteva fare in seguito alla richiesta della donna incinta e soltanto nelle istituzioni sanitarie specializzate. Il decreto 770 del 29 settembre 1966 proibiva l’IVG, visto che nel periodo 1957-1966 si era sentito un calo demografico per niente indifferente. Poi, visto che l’obiettivo del decreto 770/1966 non era stato raggiunto, nel senso che, anche se per un breve periodo la natalità era aumentata, dopo poco tempo era crollata un’altra volta perché si era sviluppato un sistema di interruzione di gravidanza illegale che ha inciso sulla salute riproduttiva di tantissime donne. Era l’esito del decreto 441 del 26 dicembre 1985 che permetteva l’interruzione volontaria di gravidanza in certe circostanze: deluder - se la gravidanza metteva in pericolo la vita della donna - se uno dei genitori soffriva di una malattia grave ereditaria o questa determinava la comparsa di malformazioni nel feto - se la donna in gravidanza soffriva di un handicap fisico psicologico o sensoriale - se la donna aveva più di 45 anni - se la donna aveva più di 5 bambini - se la gravidanza era esito di uno stupro Il 26 dicembre 1989 veniva emanato un altro decreto che annullava i precedenti decreti 770/1966 e 441/1985 e che permetteva l’IVG nei primi 3 mesi, che si doveva fare soltanto nelle strutture sanitarie specializzate. Questo decreto permetteva anche l’interruzione volontaria di gravidanza dopo i primi 3 mesi per casi terapeutici o se uno dei genitori soffriva di una malattia grave ereditaria o che poteva determinare la comparsa delle malformazioni. In tutto questo periodo di legalità o illegalità dell’ IVG le donne non avevano accesso ai metodi di contraccezione e ovviamente non si potevano informare in merito perché in Romania praticamente non esistevano. L’esperienza con le donne immigrate assistite all’Ospedale San Camillo Forlanini di Roma fa riflettere tanto. Forse sarebbe meglio avere: • più servizi di mediazione culturale nelle strutture sanitarie • maggiori informazioni per immigrati sul funzionamento del Sistema Sanitario Nazionale • sensibilizzare la società di accoglienza sull’argomento immigrazione Il DH legge 194/78 e il servizio di mediazione culturale oltre al servizio si propone anche di fare delle ricerche come già fatto nel passato con: • test pilota per la creazione di uno strumento di monitoraggio di eventuali pratiche e componenti discriminatori nei confronti di immigrati e minoranze, nei servizi sanitari-Progetto Equality in Health” – Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, Unità psicosociale e di Integrazione Culturale. • Ricerca dell’Istituto Superiore della Sanità, sulla salute riproduttiva delle donne straniere, intervistate donne romene assistite al DH legge 19478 • Stage per i studenti dei corsi di mediazione culturale Studi ben pensati potrebbero aiutare molto sia la popolazione immigrata che la società di accoglienza, aiutare a comprendere, a tollerare, rispettare e vivere insieme senza pregiudizi.

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