home
 metodologia
  laboratori pubblici> ultimo laboratorio > ciclo della vita > archivio
 culture della salute > medicine islamiche > salute e cultura in Albania
cerca
   
 

Relazione presente nel Laboratorio:

Barbara De Mei

Caratteristiche e motivazioni del ricorso alle terapie non convenzionali in Italia (2)

Sociologa, Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Roma


Pagina 1 di 1

La rapida diffusione delle terapie non convenzionali (TNC), verificatasi nell’ultimo decennio nelle nazioni industrializzate, riflette le mutate esigenze e i nuovi valori che hanno investito le società occidentali.
Non c’è dubbio che siamo di fronte ad un cambiamento di ampiezza e di complessità non usuale nella storia della medicina e della sanità del mondo contemporaneo, che investe ambiti e aspetti tra loro diversi e integrati:
• la concezione della salute e della malattia;
• la rilevanza attribuita alla percezione individuale del proprio stato di salute;
• il concetto di prevenzione e l’importanza degli stili di vita;
• l’attenzione per gli stati di sofferenza e disagio non definibili come vera e propria malattia organica;
• la rinnovata relazione tra persona/cliente e operatore sanitario fondata su un rapporto di fiducia e collaborazione, in grado di potenziare e attivare le risorse interiori della persona, le capacità di affrontare problemi (coping) ed effettuare scelte comportamentali e/o terapeutiche autonome e consapevoli, adeguate alle specifiche esigenze di salute e di vita;
• il riconoscimento dell’importanza dell’integrazione delle competenze cognitive, comunicativo-relazionali e delle qualità personali del professionista per garantire una prestazione professionale ottimale;
• il rapporto tra cittadino e servizi sanitari;
• il superamento di modelli di tipo direttivo a favore di modelli di tipo partecipativo, ispirati ad una concezione positiva della persona, fondati sul rispetto dei suoi bisogni ed esigenze e sul riconoscimento della sua autonomia e responsabilità nella scelta del trattamento terapeutico e nel miglioramento della qualità della vita.
Anche in Italia sempre più persone si rivolgono a sistemi terapeutici che hanno radici estranee al paradigma scientifico adottato dalla medicina ufficiale e che si ispirano a teorie e approcci filosofici e culturali che differiscono fortemente da quelli della biomedicina occidentale, “La medicina non convenzionale è un insieme vasto di pratiche sanitarie diverse da quelle proprie del sistema sanitario politicamente dominante in una particolare società e cultura” (JAMA 1998).
Tuttavia prevale l’ottica dell’integrazione. “L’altra medicina è diagnosi, trattamento e/o prevenzione che completa la medicina convenzionale attraverso un contributo ad un tutto comune, come risposta ad un bisogno o a una richiesta non soddisfatti dalla medicina convenzionale” (Cochrane Field in Complementary Medicine 1998).
Le persone colpite da patologie particolarmente gravi, quali cancro o AIDS, sono in genere le prime a candidarsi all’uso delle terapie non convenzionali, sia per ricercare un possibile rimedio che offra una speranza di guarigione o di allungamento della vita, sia per non lasciare nulla di intentato, sia per integrare i trattamenti previsti dalla medicina ufficiale.
Trai i malati di cancro, il numero di pazienti che ricorrono alle terapie non convenzionali è incerto, anche i motivi della scelta sono poco conosciuti e si hanno scarse informazioni sul tipo di terapie scelte.
Secondo uno Studio norvegese del 1992 condotto su 642 pazienti ospedalizzati (71% del totale pari a 911) di cui il 58% donne, età media 58,5 anni, il 20% ha usato uno o più tipi di terapie non convenzionali.
I pazienti attribuivano al concetto di Terapie non Convenzionali una definizione abbastanza ampia: fede nella guarigione, guarigione con l’imposizione delle mani, omeopatia, erbe, vitamine, diete. Il 50% ricorreva solo a terapie spirituali o a combinazioni con altri tipi di terapie.
Quasi il 50% dei soggetti in studio credeva nell’importanza di una collaborazione tra medici oncologi e medici di medicine alternative.
L’82% dichiarava di aver iniziato con il trattamento convenzionale e dopo di aver fatto ricorso a terapie non convenzionali.
La motivazione più diffusa che spinge alla scelta è la fiducia nella terapia consigliata da altri pazienti.
Il 39% spera in un miglioramento della resistenza fisica e delle condizioni generali. Nessun paziente motiva tale scelta con la mancanza di fiducia nei medici che lo hanno in cura.
Nella maggior parte dei casi chi decide di usare terapie alternative ha ricevuto informazioni da parenti e amici e non dalla radio o televisione, solo in minima parte da articoli di giornali.
Il 6% dei medici consiglia di ricorrere a terapie alternative (ruolo del medico) Per quanto riguarda l’uso della medicina non convenzionale tra le persone HIV positive e/o malate di AIDS, ricerche nazionali e internazionali pubblicate tra il 1993 e il 1995 hanno evidenziato un ampio uso delle TNC in Stati Uniti, Europa e Australia.
La percentuale degli utilizzatori varia tra il 34% e il 76%, le donne utilizzano maggiormente tali terapie.
Il grado di scolarizzazione e reddito giocano un ruolo fondamentale.
Il 19 % delle persone ha ricevuto informazioni dai medici, il 50% da amici o dalla lettura di articoli.
Il 50% - 60% ritiene tali informazioni inadeguate.
In genere i pazienti non informano il medico curante della loro scelta.
Solo il 16% faceva uso delle TNC prima della sieropositività. Il 62% sceglie di integrare trattamenti convenzionali con quelli non convenzionali in particolare nella fase di AIDS conclamata.
Secondo uno Studio Italiano (studio Sidharta) condotto dalla LILA che coinvolge le Associazioni di Ricerca sulle Terapie Complementari in HIV-AIDS in 7 Paesi europei, tra il 1996 e il 1998 l’uso delle TNC è aumentato con una media europea del 43% (Inghilterra 91%, Belgio 35%, Germania 55%, Spagna 48%, Portogallo 31%, Francia 37%, Italia 36%).
La decisione di ricorrere alle TNC è frutto di una scelta consapevole per un miglioramento delle condizioni di salute generali seguita dall’attesa di una regressione delle patologie HIV correlate, dal miglioramento dei parametri clinici e dalla speranza di un’attenuazione degli effetti collaterali dei trattamenti tradizionali.
Il paziente asintomatico in fase precoce dell’infezione predilige un uso esclusivo delle terapie alternative, mentre in fase avanzata l’utilizzo è visto come complementare alla medicina convenzionale.
Le terapie alternative più utilizzate sono l’omeopatia, la fitoterapia, la dieta e le multivitamine.
Lo Studio Pilota sulle TNC condotta dal Centro Poiesis del Gruppo Exodus, dall’Associazione Nazionale Lotta all’AIDS (ALA) e dalla Divisione di malattie infettive dell’Ospedale Niguarda su un campione di 223 persone HIV positive afferenti all’ambulatorio di malattie infettive dell’Ospedale Niguarda di Milano mette in evidenza che gli utilizzatori tendono a percepirsi in peggiore stato di salute e condizione psicologica e con maggiori limitazioni delle proprie attività dovute alla sieropositività.
Nessuna differenza emerge tra utilizzatori e non utilizzatori per quanto riguarda il consumo di alcolici o l’abitudine al fumo.
Una differenza significativa emerge per quanto riguarda la dieta, con gli utilizzatori che ricorrono ad una alimentazione più controllata.
Mentre la principale ragione di abbandono della terapia antiretrovirale riguarda gli effetti collaterali e l’inefficacia, le principali ragioni di abbandono delle TNC riguardano i problemi economici.
Il problema principale della realtà italiana è la mancanza di fonti di informazioni adeguate.
La gran parte delle persone raccoglie informazioni da amici, parenti, altri pazienti, da articoli, riviste o libri, ma poco dai medici.
Da qui la libera iniziativa e la ricerca personale che può condurre ad un uso scorretto delle terapie alternative.
Il 23,8% delle persone sono seguite da figure che non trovano collocazione tra le professionalità del mondo sanitario.
Tuttavia la diffusione delle terapie alternative coinvolge anche persone affette da patologie di minore entità, croniche o di origine psicologica che spesso intendono integrare o completare la medicina convenzionale senza arrivare a sostituirla, o ancora persone che considerano tale scelta come un modo per migliorare la qualità della vita (Fitoterapia).
Un intervento propositivo delle Istituzioni Sanitarie su tale materia è da considerarsi di fondamentale importanza affinché sia garantita la sicurezza e l’efficacia dei trattamenti, sia fornita un’informazione scientificamente corretta, completa, personalizzata e facilitante per il cittadino. Un’informazione che lo metta in condizione di conoscere, valutare e di collaborare con un professionista competente e di fiducia in grado di potenziare e attivare le sue risorse interiori per poter effettuare in modo consapevole e autonomo una scelta comportamentale e/o terapeutica adeguata alle sue specifiche esigenze di salute.

Bibliografia

Adiamoli R., Moioli M.C., Paletto M., Maggese L., Giannelli F., Durante A., Hagl D., Rossi F., Breglia M. & Cremonesi F., 1996. Ricerca pilota sull’utilizzo di terapie complementari da parte di 223 persone con HIV afferenti ad un ambulatorio di malattie infettive. In: X Convegno nazionale AIDS e sindrome correlate. Milano, 21-23 novembre 1996. Centro Poiesis Fondazione Exodus, Milano, p. 10-21d.

Agnoletto V., Hollander L., Calvi G., Pascale R., Serragli L., Leaci J.& Bassani C., 1998. Sidartha (Studio Italiano delle associazioni-ricerca su terapie complementari in HIV/AIDS) – patterns of complementary treatments use. International Conference on AIDS. Ginevra, 28 giugno-3 luglio 1998. (Abstract n. 42378)

Eskinazi D.P. 1998, Factors that shape alternative medicine. Jama 280 (18): 1621-1622.

Menniti Ippolito F., De Mei B., Caratteristiche d’uso e livelli di diffusione della medicina non convenzionale. Annali Istituto Superiore di Sanità, vol. 35 n. 4 (1999), pp. 489-497.

Risberg T., Kaasa S., Wist E. & Melsom H., 1997. Why are cancer patients using non-proven complementary therapies? A cross-sectional multicentre study in Norway. Eur. J. Cancer 33 (4) : 575-580.


[ indietro ]