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Relazione presente nel Laboratorio:

Francesco Bottaccioli

La medicina integrata come nuovo modello di manutenzione della salute

Direttore della Scuola internazionale di medicina avanzata e integrata e di scienze della salute (SIMAISS), Perugia


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Viviamo in un’epoca ipertecnologica e iperspecialistica, nella quale convivono forme spettacolari di intervento sul vivente (biotecnologie) e sull’organismo umano (trapianti, ingegneria genetica) con un diffuso analfabetismo sugli aspetti di fondo della regolazione del benessere psicofisico e della salute umana.
Questo analfabetismo moderno riguarda le persone, che sempre più vanno alla ricerca di un aiuto per affrontare in modo unitario malesseri e problemi fisici e psichici, ma interessa anche gli operatori della salute, che vivono la contraddizione tra l’aumento delle conoscenze scientifiche e la riduzione del campo di indagine e di intervento terapeutico, sempre più ingabbiato in ambiti superspecialistici. In questo quadro, la persona che chiede aiuto sparisce come unità biopsichica e viene sostituita da segmenti sovrapposti e non relazionati su cui si applicano le diverse competenze. Non a caso la frustrazione è uno dei sentimenti più diffusi tra gli operatori: essa deriva, per l’appunto, dal sentirsi meccanici del corpo o della mente e non promotori e facilitatori della salute.
Eppure è sempre più evidente, dai grandi studi epidemiologici e da studi sperimentali mirati, che gran parte dei malanni che affliggono l’umanità si radica nelle cattive relazioni che gli esseri umani instaurano con l’ambiente fisico e sociale. La struttura della alimentazione, quella del lavoro e della vita sociale contemporanee plasmano ambienti urbani, stili di vita e comportamenti che costituiscono le radici delle principali patologie moderne: cardiopatie, tumori, malattie autoimmuni e allergiche, disturbi dell’umore e del comportamento.
Il cambiamento di questo stato di cose comporta una molteplicità di cambiamenti, tra le persone, gli operatori, le istituzioni, ma richiede anche, a mio avviso, una innovazione nel modello scientifico di riferimento, superando la vecchia distinzione tra prevenzione primaria, affidata agli stili di vita, e secondaria, affidata essenzialmente ai farmaci.
Un modello che ha un grado di efficacia estremamente limitato e che non è capace di mobilitare la principali risorse della salute, quelle del cittadino consapevole e quelle dell’operatore motivato.
È possibile questo cambiamento? Quali sono le sue basi scientifiche e che tipo di integrazioni di saperi e di pratiche è auspicabile e possibile?

Olismo antico e olismo moderno
Se si abbraccia con uno sguardo la storia della nascita e dell’evoluzione della medicina in oriente e in occidente, si è colpiti dal seguente andamento: radici comuni alla nascita, successiva profonda biforcazione e attuale movimento di convergenza, reso possibile dalla rivoluzione in corso nel modello biomedico dominante in occidente (emblematizzata dalla nascita della Psiconeuroendocrinoimmunologia) e dalla determinazione con cui in oriente si segue la strada della integrazione tra le due medicine.

La nascita della medicina in oriente e in occidente: le comuni radici
La prima codificazione del sapere medico, in oriente e in occidente, si realizza nella stessa epoca, tra la seconda metà del V e lungo tutto il IV secolo a.C.. Se prendiamo come esempio la Cina e la Grecia, la codificazione del sapere medico è data dal Huangdi Nei Jing e dal Corpus hippocraticum.
Ambedue i testi, composti ciascuno da numerosi volumi, si presentano come sintesi di un sapere antico.
Il primo mostra l’intendimento già nel titolo, essendo vissuto il mitico Huangdi (Imperatore giallo, sotto la cui egida è scritto il “libro dell’interno”) a metà del III millennio avanti Cristo: con lui, secondo la leggenda, inizia l’agricoltura e la medicina. E non a caso il primo capitolo del Haungdi Nei Jing è dedicato alla descrizione delle pratiche di salute degli “Autentici dell’alta antichità”, coloro che “passavano cento primavere e autunni, senza declino dello loro attività”.(1)
Anche Ippocrate è l’erede di una dinastia familiare di medici Asclepiadi, custodi della antica tradizione medica, per la gran parte tramandata oralmente e per insegnamento diretto.(2)
Sia il Corpus Hippocraticum sia il Huangdi Nei Jing sono il frutto di un lavoro collettivo che è durato molto tempo, ad opera di diverse generazioni di medici. Presentano la stessa visione olistica della fisiopatologia umana.
La salute, infatti, viene vista come equilibrio, umorale in occidente, energetico in oriente. La malattia è rottura di questo equilibrio (diskrasia, secondo Ippocrate) con quadri da eccesso o da carenza che vanno regolati con regimi dietetici, con l’uso di piante, con l’attività fisica, con la quiete della mente, con l’agopuntura.
E’ di grande interesse notare, in proposito, che sia in occidente sia in oriente, il sapere medico antico propone come cause di disequilibrio (malattia) sia fattori esterni, come il clima, tra cui primeggia il vento, sia fattori esterni-interni, come il cibo, sia fattori interni, come le emozioni. La terapia, è, diremmo oggi, integrata, comprendendo anche la musica e le poesie (Esclapio) e le pratiche interne (meditazione, Qi Gong).

Oriente e occidente: biforcazione
In Cina, in Tibet, in India, il paradigma medico antico è sostanzialmente rimasto inalterato nel tempo. Le medicine tradizionali orientali odierne sono è il risultato della stratificazione e integrazione di duemilacinquecento anni di lavoro teorico e clinico all’interno del medesimo modello. Il che ha consegnato all’umanità una clinica raffinata e pregevole, basata su una sperimentazione imponente. Il rovescio della medaglia è la fissità del modello.
In occidente, invece, la rivoluzione scientifica del XVI secolo ha gettato le basi per un mutamento di grande portata in medicina, consegnando all’umanità un epocale avanzamento nella comprensione e nella cura delle malattie.
Il rovescio della medaglia è la parcellizzazione, sempre più spinta nel corso del XX secolo, del sapere e della ricerca e il conseguente restringimento dello sguardo medico occidentale, soffocato dalla pletora delle specializzazioni. Questo modello, che ha raggiunto il suo apogeo alla metà del secolo scorso, negli ultimi decenni manifesta una crisi evidente.
Un potente fattore di crisi è rappresentato dalla distanza che separa la medicina dal suo fondamentale serbatoio teorico, dalla fisica.
In effetti, la fisica contemporanea, che dalla teoria della relatività e dalla meccanica quantistica sta approdando allo studio dei sistemi lontani dall’equilibrio e delle leggi del caos , funziona da generatore di crisi di un modello medico tuttora fondato sul meccanicismo newtoniano.
Al posto di una visione lineare della realtà, basata sul rapporto causa-effetto, emerge una complessità circolare, un punto di vista che studia sia le relazioni reciproche sia l’apparire di nuove proprietà della materia legate all’emergere di nuovi livelli di complessità.
E’ evidente che questo nuovo punto di vista scientifico urta contro un modello biomedico basato su una visione meccanicistica della fisiopatologia umana e su una clinica settorializzata e iperspecialistica.

Oriente e occidente: le tendenze alla convergenza
Sono diversi decenni che in Cina e in Oriente in generale si lavora per la convergenza tra il sapere medico antico e quello moderno. La convergenza tra le due medicine è ricercata sia sul piano investigativo sia sul piano clinico e terapeutico. Ciò consente, da un lato, un’efficacia terapeutica superiore a costi inferiori e, dall’altro, un ampliamento dello sguardo scientifico.
In occidente, sta lentamente emergendo un nuovo paradigma biomedico, incardinato sulla visione dell’organismo umano come rete di comunicazione integrata. La psiconeuroendocrinoimmunologia è l’espressione di tale modello, che possiamo definire olismo scientifico.

Psiconeuroendocrinoimmunologia, l’olismo scientifico
Qui di seguito accennerò sommariamente ai cardini della Pnei rinviando alla bibliografia per un approfondimento.
La Pnei è il risultato del convergere di grandi cambiamenti e avanzamenti nella scoperta prima e nella comprensione (in corso) del funzionamento dei principali sistemi adattativi: il nervoso, il neuroendocrino, l’immunitario, lo psichico. Le radici della Pnei sono nelle ricerche, avviate negli anni ’30 del secolo scorso, dallo scienziato di origine ungherese Hans Selye .
I lavori di Selye sui topi e quelli dello stesso scienziato e di altri sugli umani, hanno stabilito che l’organismo dei mammiferi, di fronte a uno stimolo (stressor), sia esso fisico, tossico o psichico, reagisce attivando la stessa reazione biologica fondamentale, caratterizzata dall’attivazione del sistema simpatico e dall’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, con sovrapproduzione di cortisolo e catecolamine (adrenalina, noradrenalina, dopamina).
Ricerche recenti hanno fornito le evidenze necessarie per comprendere le conseguenze di questa risposta su due sistemi fondamentali: sul cervello e sul sistema immunitario.


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