| |
|
Relazione presente nel Laboratorio:
Raffaela Cucciniello
Divenire-donna nella cultura musulmana: spunti a partire dalla società bengalese
|

|
|
|
 |
|
Antropologa, dottoranda all'Università di Parigi VII, in formazione presso il Centro Georges Devereux (Centro universitario di aiuto psicologico alle famiglie migranti) Parigi VIII
|
Pagina 1 di 9
[ > ]
|
Per cercare di mettere in luce alcuni degli aspetti che costituiscono il divenire-donna nella cultura bengalese musulmana mi sono avvalsa di più fonti : prima di tutte la lingua, che ho studiato, e che si offre come un rivelatore prezioso della visione di genere nel mondo bengalese; in seguito mi sono avvalsa degli studi antropologici che hanno dato voce alle donne dei villaggi del Bangladesh per raccogliere le testimonianze sulle pratiche legate all''universo femminile; ho poi preso in considerazione alcuni testi che analizzano la relazione tra la religione islamica, a cui appartiene il 90% della popolazione del Bangladesh, e le donne; in ultimo ho utilizzato i testi di due scrittrici bengalesi contemporanee. Si tratta di Taslima Nasreen, dal 1994 in esilio in Europa sotto la minaccia di una fatwa che i fondamentalisti islamici del Bangladesh le hanno lanciato per aver osato denunciare le condizioni di discriminazione in cui versano le donne del suo paese, e di Monica Alì, giovane scrittrice figlia di migranti bengalesi che ha dato voce, nel suo primo romanzo, Brick Lane, già best-seller di successo internazionale, ai cambiamenti e alle ridefinizioni che la migrazione comporta nella costruzione dell''identità di genere rispetto ai modelli proposti dall''appartenenza originaria, in un''articolazione che si vuole sempre complessa tra il soggetto ed il gruppo da cui proviene.
Per avere una visione più chiara del quadro in cui si inseriscono gli elementi della mia analisi, è utile un breve accenno relativo alla storia particolare del paese di cui vi parlo. Il Bangladesh attuale è uno stato recente, nato come nazione sovrana solo nel 1971, in seguito ad una sanguinosa guerra di secessione dal Pakistan occidentale, in cui fu coinvolta anche l''India. Fino al 1947, data che segna la decolonizzazione e la divisione del subcontinente indiano, ci si riferiva a questa enorme piana alluvionale, formata dall''incontro del delta del Gange e del Brahmaputra, chiamandolo Sonar Bangla, il Bengala d''oro, parafrasando i celebri versi del poeta premio Nobel, Rabindranath Tagore. La ricchezza a cui si faceva riferimento era allora tanto legata alla fertilità della terra, quanto a quella prodotta a livello culturale. Per il Subcontinente, il Bengala era una regione particolare, dove Indù e Musulmani erano riusciti a costruire, non senza difficoltà, sulla terra che fra le prime aveva accolto il messaggio di tolleranza buddista, una cultura tessuta di elementi comuni, la cui unità era siglata da una lingua, una letteratura, delle tradizioni largamente condivise. Questo complesso sincretismo, benché dal 1988 l''Islam sia diventato religione ufficiale dello stato e viga quindi la sharia, permea ancora le aree rurali del Bangladesh, dove vivono i 3/4 dei 146 milioni di abitanti del paese.
Al contrario di altri paesi musulmani, l''Islam in Bangladesh resta essenzialmente una questione che concerne innanzitutto gli uomini : le donne sono infatti escluse dalla samaj, l''assemblea dei fedeli, e dall''accesso alle moschee. Inoltre, in quanto religione del testo, l''Islam rimane inaccessibile anche a livello individuale ai 2/3 di donne che compongono il 44% degli analfabeti del paese.
|
Pagina 1 di 9
[ > ]
|
[ indietro ]
|
|