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Premesse e contesto

In Toscana, i casi più frequenti di ricovero tra gli stranieri, secondo i DRG del 1999, sono dovuti a cause legate alla salute delle donne: aborto (8,3%), parto vaginale (8,2%), minaccia d’aborto (2,6%), per citare soltanto le più frequenti. Gli stessi dati riferiti agli italiani mettono in rilievo percentuali minori per le stesse cause di ricovero: parto vaginale (2,5%) ed aborto (1,6%).
Dai dati trasmetti dalle Aziende Sanitarie toscane, dal 2001 al 2004 si registra un incremento di Interruzioni Volontarie di Gravidanza (IVG) nelle donne straniere pari a 19,74%. Questo aumento si evidenzia anche nell’aumento della percentuale di IVG effettuate da donne di altra nazionalità sul totale complessivo: se nel 2001 il 77% delle IVG sono state effettuate da donne italiane a fronte del 23% circa delle donne straniere, nel 2004 sul totale di IVG si registra 68% di donne italiane e 32% di donne straniere.
Tra le donne straniere, sono soprattutto quelle di nazionalità rumena, albanese e cinese a far ricorso maggiormente all’IVG.  Emerge con evidenza la criticità della questione dell’IVG tra le donne migranti, ma essa deve essere ricondotta alla più generale questione della salute della donna.

La centralità di questa dimensione più globale deriva anche dall’emergenza del processo di femminilizzazione del fenomeno migratorio per cui:

  1. le migrazioni al femminile non possono più essere considerate un’appendice di quelle maschili, bensì “un potenziale enorme non ancora adeguatamente studiato”, come si evince anche dal rapporto ONU del 2004 sul ruolo delle donne per lo sviluppo;
  2. le donne immigrate sono quantitativamente più numerose degli uomini (in Europa si raggiungono quasi 30 milioni di immigrate) tranne in alcune aree di partenza (Africa, Asia);
  3. le donne emigrano indipendentemente dalla ricerca di lavoro, partono per cercare migliori opportunità di vita.

La presenza femminile in Italia è andata crescendo esponenzialmente ed in maniera accelerata negli ultimi anni:  secondo i dati del Dossier Immigrazione Caritas/Migrantes del 2005, nel 1991 le donne migranti in Italia erano 361.000, nel 2002 erano circa il doppio (726.000) ed attualmente la stima si aggira intorno a 1.350.000, rappresentando così il 48,4% della popolazione immigrata totale destinato, secondo le stime, ad aumentare .

Una ricerca condotta dall'Istituto Superiore di Sanità in ordine all'accessibilità e utilizzazione dei servizi da parte delle donne immigrate in corso di gravidanza, e riportata nella Relazione sullo stato sanitario del Paese 1999, evidenziava una grave «sottoesposizione assistenziale» delle donne straniere rispetto alle italiane, nella misura di un ritardo sia sotto l'aspetto del numero di visite ed accertamenti (in particolare ecografie) sia sotto quello della loro idonea tempistica (ritardo di oltre 1 mese sul primo controllo); complessivamente nel primo trimestre di gravidanza ben il 42,5% delle immigrate non si era sottoposto ad alcun controllo, contro il 10,7% delle italiane. Quasi il 70% delle italiane aveva effettuato quattro o più prelievi per analisi del sangue durante la gravidanza, contro meno dell'11 % delle immigrate (l'8% di esse non si è sottoposta ad alcuna analisi). Le italiane avevano effettuato in media 4,8 ecografie a testa, contro l'1,7 delle immigrate.

Sulla base, quindi, dell’ampia letteratura nazionale ed internazionale sui temi inerenti la salute della donna emergono le seguenti questioni principali:

  1. La mancanza di informazioni relative ad un utilizzo pieno dei servizi da parte degli utenti stranieri e la necessità di potenziare il sistema informativo e di omologazione procedurale nei front-office dei servizi per evitare che siano fornite informazioni incomplete, incongrue o ambigue sia sull’iscrizione al SSN che sul tesserino STP. La mancanza di informazioni sull’accesso alla salute produce, infatti, un effetto barriera che impedisce di accedere anche ai percorsi specifici sulla salute femminile.
  2. La necessità di non dare per scontate le conoscenze delle donne straniere in merito alla contraccezione in quanto molte di esse provengono da paesi in cui questa pratica non era permessa o non aveva ampia diffusione.
  3. La ricezione culturale delle pratiche contraccettive diversa nei singoli gruppi migranti e la diversificazione dei gruppi che si aggiungono a quelli già presenti pone di fronte alla necessità di una doppia lavorazione del tema della salute femminile. Da una parte, infatti è necessario studiare strategie ad ampia diffusione e partecipate per raggiungere i gruppi già presenti che hanno segnalato una tendenza al ricorso ripetuto all’IVG. Dall’altra, in risposta all’afflusso di nuovi gruppi (es. romeni) per gli attuali trend dei flussi è necessario aggiornare le conoscenze sulle abitudini di questi e approntare programmi condivisi di facilitazione dell’accesso alla salute e ai servizi consultoriali per le coppie.
  4. Il timore di aderire ad un progetto relativo alla gravidanza nel caso delle donne immigrate deve essere guardato tenendo presente la possibilità che la gravidanza coincida con l'attivarsi di almeno tre diversi tipi di timori e angosce: secondo Morrone, “il primo riguarda strettamente i problemi di ordine sanitario, relativi all'andamento della gravidanza e del parto. Il secondo, invece, interessa soprattutto i problemi inerenti la riformulazione del progetto migratorio iniziale: la donna immigrata, cioè, si trova a dover adeguare la propria esperienza di "lavoratrice" a quella di "madre"; e questo adeguamento, proprio per le incertezze economiche, oltre che giuridiche, non sempre conduce a risultati positivi. Infine, il terzo tipo di timori riguarda direttamente il problema della necessità di un maggiore confronto con la società italiana, che da terra dove lavorare diviene anche terra dove educare il proprio figlio: il discorso si sposta così da problema essenzialmente economico a problema di tipo sociale”. Si tratta di un confronto in cui l'immigrata ha una posizione di debolezza, soprattutto per quello che riguarda il piano dei diritti.

La lettura delle criticità inerenti la salute delle donne migranti, su cui è stato strutturato l’intervento Mum Health, prende a riferimento il quadro delle politiche internazionali per la salute delle donne (OMS, ONU, UNFPA, UNDP, …) che riconducono la promozione della salute delle donne alla questione del rispetto dei diritti umani.

Si ispira, inoltre, pienamente ai valori sul materno-infantile presenti nel Piano Sanitario Regionale 2005-2007 (punto 3.2.5., Nascere in Toscana), il quale include tra gli obiettivi strategici l’Assistenza interculturale alla nascita sottolineando come già nell’assistenza alla gravidanza sia necessario assicurare nei servizi la presenza o la collaborazione di ‘mediatori culturali’ “per tutelare le donne immigrate e le loro esigenze e per favorire l’adattamento delle strutture sanitarie ad un’utenza multietnica e multiculturale”.
 
 
 
 
 
Immagini: Sophie Fatus - Carthusia Edizioni

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